venerdì 7 dicembre 2007

terzo capitolo-la trama del tessuto sociale














Azione sociale: agire riferito secondo il suo senso al comportamento di altri individui e orientato nel suo corso in base a questo. La società è fatta di individui che si influenzano reciprocamente agendo l’uno per, con e contro l’altro; per agire si deve intendere un fare con un riferimento cruciale al senso, al significato intenzionale che l’attore dà al proprio comportamento.
Con riferimento al senso Weber sviluppa una tipologia formale dell’azione sociale distinta in:
- Azioni razionali rispetto allo scopo: chi agisce valuta razionalmente i mezzi rispetto agli scopi che si propone, le conseguenze che possono derivarne e paragona i diversi scopi possibili e i loro rapporti.
- Azioni razionali rispetto al valore: chi agisce compie ciò che ritiene consono al dovere, alla dignità, a un principio svincolato dalle sue conseguenze, con una scelta consapevole e una valutazione di congruenza col valore in questione.
- Azioni determinate affettivamente: manifestazioni emozionali svincolate dalle conseguenze prevedibili, ma senza riferimento consapevole con l’affermazione di un valore, nascono piuttosto dall’espressione di un bisogno interno.
- Azioni tradizionali:semplici espressioni di abitudini acquisite ripetute senza pensare se esistano alternative e sul loro vero valore.
L’uomo, fino a prova contraria, si comporta in modo razionale in base alle sue risorse materiali e culturali.
Teorema di Thomas: una situazione definita dagli attori come reale, diventa reale nelle sue conseguenze.
Considerando due o più attori le unità elementari dell’azione sociale sono le interazioni e le relazioni sociali.
Relazione sociale: rapporto stabilito tra più attori sociali che orientano reciprocamente le proprie azioni. Possono essere stabili e profonde o superficiali e transitorie, spesso sono cooperative, volte a raggiungere fini compatibili, talvolta sono conflittuali, se vedono volontà diverse.
Interazione sociale: processo secondo il quale più persone in relazione tra loro agiscono in sequenza, reagendo alle azioni degli altri; con l’interazione si realizza, si riproduce e si cambia nel tempo il contenuto di una relazione.
Gruppo sociale: insieme di persone fra loro in interazione con continuità secondo schemi relativamente stabili, che si definiscono - e sono definiti come tali da altri – membri del gruppo. Non sono gruppi né le categorie sociali (giovani, immigrati) né le classi sociali (borghesi, operai), anche se questa appartenenza può essere la base per la formazione di un gruppo.
Esistono proprietà formali che riguardano l’interazione stabile e continuativa di più persone, quale che sia il contenuto di tale interazione. Questa può essere diretta, vis a vi, tipica di piccoli gruppi in cui la presenza fisica permette una comunicazione veloce ed elastica, oppure indiretta, più precisa, ma più lenta, fredda e rigida.
Diade è un gruppo di due persone che scompare se uno manca, è molto coinvolgente e non permette impersonalità o stratagemmi.
Triade è un gruppo di tre persone in cui il terzo può essere un mediatore (che porta ad un accordo), un tertium gaudens (che approfitta delle divergenze altrui), un divisore (che intenzionalmente fa sorgere divergenze a proprio vantaggio).
Gruppi formali: insiemi che prevedono regole precise sui requisiti e procedure per l’ammissione e la permanenza.
Gruppo di riferimento: insieme al quale una persona non partecipa, ma di cui condivide fini e regole e a cui ambisce di partecipare.
Ruolo: insieme dei comportamenti prevedibili e attesi che in un gruppo tipicamente ci si aspetta da una persona che del gruppo fa parte. Specifico è un ruolo che riguarda un insieme di comportamenti limitato e precisato; diffuso un ruolo in cui i comportamenti attesi sono un insieme più ampio e meno definito.
Gruppo totalitario: insieme che impegna il comportamento di tutti o quasi i ruoli di un individuo; gruppo segmentale è invece quello che impegna solo uno o alcuni dei ruoli.
Gruppo primario: insieme di piccole dimensioni, con ruoli diffusi, contenuti affettivi molto personalizzati (famiglia).
Gruppo secondario: insieme di grandi dimensioni, con ruoli specifici, relazioni più fredde e specializzate (azienda).
Il ruolo è uno schema di comportamento che si impara e si tende a seguire; è uno schema per l’interazione, ma il contenuto di un’interazione non si può spiegare completamente nella definizione di un ruolo. Un ruolo è sempre interpretato da chi interagisce, c’è uno spazio discrezionale per comportamenti informali non previsti.
Norme sociali: regole di comportamento che ci si aspetta che siano seguite in determinate situazioni; possono essere giuridiche, emanate da autorità ufficiali e garantite dal potere giudiziario, sociali (spesso implicite) che possono generare reazioni positive o sanzioni più o meno forti secondo il loro valore, tecniche procedure semplici senza sanzioni, deontologiche legate a gruppi ristretti come gli ordini professionali.
Valori: sono orientamenti più astratti da cui discendono le norme stesse, riguardano i fini ultimi dell’azione relativi a ciò che riteniamo giusto, desiderabile, appropriato; indicano un dover essere al di là dell’essere, una tensione verso uno stato di cose ideale.
Valore universale è un valore condiviso tra gruppi diversi, cosa che non garantisce che venga interpretato in maniera conflittuale.
Valori e norme sono vincoli alla libertà, ma definiscono il campo delle opzioni tra le quali gli individui sono liberi di scegliere; l’assenza di norme o anomia porta alla perdita di punti di riferimento e induce disgregazione sociale con comportamenti sregolati.
Istituzioni: modelli di comportamento che in una determinata società sono dotati di cogenza normativa; ogni modello di comportamento può essere istituzionalizzato, se sorretto da un sistema di regole, e il suo grado può cambiare nel tempo.
La cultura, di cui norme, valori e istituzioni costituiscono il nucleo centrale, comprende gli artefatti, i beni, i processi tecnici, le idee, le abitudini e i valori che vengono trasmessi socialmente. E’ l’insieme di informazioni trasmesse mediante processi di apprendimento attraverso la comunicazione e il linguaggio.
Potere: energia sociale di cui un attore dispone nel condizionare l’azione di un altro, è un fenomeno di relazione per ambiti di comportamento più o meno estesi. Per Weber è la possibilità di trovare obbedienza a un comando che abbia un determinato contenuto, a ogni rapporto di potere corrisponde un interesse all’obbedienza da parte del più debole, in quanto comportarsi in modo diverso sarebbe troppo costoso. Fa parte del potere in senso lato la possibilità di condizionare il comportamento altrui anche in assenza di azioni dirette o di comandi.
Potere legittimo o autorità: relazione in cui sono previsti diritti di dare ordini e doveri di ubbidire considerati legittimi da entrambi gli attori; relazioni di autorità sono presenti in tutti i gruppi secondari, ma anche in quelli primari. Se i soggetti cercano di cambiare i criteri di legittimazione si aprono conflitti funzionali al mantenimento di una relazione o tendenti a disgregarla.
Proprietà formali del conflitto:
- il conflitto contribuisce a mantenere e stabilire i confini del gruppo: attraverso il conflitto i soggetti acquistano consapevolezza della loro identità e particolarità;
- gruppi totalitari limitano i conflitti, ma se questi esplodono tendono a disgregare il gruppo, come è nella famiglia e nelle diadi;
- conflitti con altri gruppi aumentano la coesione interna, anche a costo di far diventare intollerante un gruppo verso i devianti talora trasformati in capri espiatori;
- il conflitto può generare nuovi tipi di interazione tra gli antagonisti: attraverso il conflitto i gruppi si confrontano e si conoscono, cosicché possono nascere regole e rapporti più cooperativi.
Gruppi che tollerano conflitti al proprio interno modificando le forme di interazione hanno più possibilità di adattamento e persistenza; gruppi rigidi si disgregano all’esplosione dei conflitti stessi.
Comportamento collettivo: insieme di individui sottoposti ad uno stesso stimolo che reagiscono e interagiscono tra loro senza riferimento a ruoli definiti e stabilizzati (nel gruppo invece l’interazione è continua e si basa su aspettative di ruolo stabilizzate). Ne sono esempi:
- Panico reazione collettiva spontanea, di solito fuga, con perdita di controllo delle reazioni, comportamenti irrazionali ed egoistici a fronte di un pericolo reale o solo immaginario;
- Folla, insieme di persone riunite in un luogo che reagisce a uno stimolo sviluppando umori e atteggiamenti comuni, talora seguiti da forme di azione collettiva, violente, ma anche pacifiche e gioiose. Folla espressiva (concerto rock) è quella che esprime un sentimento in comune con comportamenti inconsueti come sfogo di tensioni sociali; folla attiva è quella in cui i sentimenti degli individui sono orientati verso l’esterno, su persone o cose definite, che diventano l’obiettivo di azioni conflittuali (dissenso politico).
Nei comportamenti collettivi la personalità sociale individuale di ruolo tende a essere sospesa, cosa da cui derivano i comportamenti disordinati, imprevedibili e irrazionali, spontanei o imitativi, che si colgono in queste occasioni.
Reti: insieme delle relazioni delle persone e dei rapporti esistenti tra queste. Sono a maglie tanto più strette quanto più si conoscono tra di loro le persone che un individuo conosce. I legami variano per intensità, durata, frequenza e contenuto. Differenza col gruppo è che le persone coinvolte in una rete possono non conoscersi tra loro e neanche sapere di farne parte. Particolare è il caso di chi appartiene a due reti collegate fra loro solo attraverso la sua persona (ragazzo tra famiglia e pari).
Gruppi organizzati: gruppi progettati per raggiungere determinati scopi limitati e basati su regolamenti chiaramente stabiliti (gruppi secondari formali), sono attori artificiali che perseguono obiettivi che le persone da sole non potrebbero raggiungere: sono le associazioni in cui si condividono i fini facendoli propri come ideali o interessi, e le organizzazioni in cui partecipare è spesso un lavoro remunerato (aziende, ospedali, ministeri) strumentale.
Associazioni: gruppi di attività volontaria dai fini più diversi: religiosi, culturali, sportivi, politici, ricreativi in cui l’adesione tende ad aumentare proporzionalmente al reddito e all’istruzione delle persone. Talora generano organizzazioni al loro interno.
Organizzazioni: la forma moderna di organizzazione è la burocrazia intesa come modello moderno di organizzazione pubblica distinta da:
- divisione stabile e specializzata dei compiti con regole standardizzate e ripetute per procedimenti simili;
- struttura gerarchica con suddivisione del potere a cascata;
- competenza specializzata per ogni posizione con adeguata preparazione preventiva;
- remunerazione in denaro pagata dall’organizzazione e non dai clienti della stessa, senza possibilità di cedere la posizione occupata.
E’ un’organizzazione razionale che si può applicare universalmente a tutti i compiti e che vede potere e controllo esercitati sulla base della conoscenza e competenza; ciononostante spesso le organizzazioni burocratiche non sono né efficaci (capacità di un’azione di raggiungere i risultati che si propone) né efficienti (dispendio di risorse impegnate per ottenere i risultati). Questo perché una organizzazione perfettamente razionalizzata è impossibile in quanto non c’è mai una soluzione unica e perfetta per ogni problema: questa incertezza porta all’esistenza di un potere discrezionale nelle mani di chi svolge il compito, potere utilizzato per contrattare una posizione di maggior favore.
Teoria delle configurazioni organizzative di Mintzberg : per ottenere una maggiore efficienza il modo di coordinamento cambia con le dimensioni dell’organizzazione, del tipo di tecnologia impiegata e della prevedibilità dell’ambiente. Tipi di configurazione possibili:
- struttura semplice: il vertice accentra tutte le funzioni di direzione e di controllo (azienda artigiana);
- burocrazia meccanica: coordinamento attraverso standardizzazione dei compiti e gerarchia, efficiente se l’ambiente è stabile;
- burocrazia funzionale: coordinamento di dipendenti formati fuori dall’organizzazione con discrezionalità nello svolgimento del lavoro;
- struttura divisionale: coordinamento ottenuto con obiettivi compatibili tra divisioni indipendenti nelle loro scelte in ambienti e tecnologie diverse;
- adhocrazia: gruppi di lavoro con compiti specifici formati da persone che si conoscono bene e che si fidano delle altrui competenze, senza strutture gerarchiche e regole precisate (compiti di alta specializzazione capaci di inventarsi procedure e regole nuove).
Nelle organizzazioni non esiste un unico modo migliore (one best way) per progettare un’organizzazione; anche al suo interno le parti diverse tendono a organizzarsi in modo diverso: efficiente sarà l’organizzazione che saprà ricomporre integrandole le forme diverse.
L’idea weberiana di burocrazia come organizzazione razionale si basa sulla definizione di azione razionale rispetto allo scopo (valutazione dei mezzi, delle conseguenze e delle alternative) e sull’imposizione di azioni razionali ai suoi attori. Simon invece teorizza una razionalità relativa, in quanto è impossibile avere una conoscenza completa e una previsione di tutte le conseguenze che discendono da una scelta, così come non si può considerare tutte le alternative. La razionalità limitata non mira a ottenere i migliori risultati possibili in astratto, ma risultati soddisfacenti possibili semplificando la realtà in modelli limitati agli aspetti rilevanti.
La razionalità limitata è la sola razionalità possibile e concretamente perseguibile in normali condizioni di incertezza. Distinguiamo:
- razionalità sinottica (weberiana) che tiene conto di tutti i dati rilevanti, predisponendo mezzi necessari ai fini in relazione ad obiettivi definiti e chiari, da attuare senza più cambiare i programmi.
- Razionalità incrementale è il caso normale dell’incertezza ambientale in cui vengono definiti degli obiettivi di massima soggetti ad aggiustamenti successivi con la possibilità di trovare in itinere mezzi e soluzioni prima non visibili.
Mannheim distingue invece tra razionalità funzionale e sostanziale:
- Funzionale è quella di chi si adatta a ordini ricevuti eseguendoli senza errori o a procedure e obiettivi stabiliti senza discuterli.
- Sostanziale è quella di chi cerca di comprendere come certi aspetti di una situazione siano collegati tra di loro interrogandosi sul loro significato e valutandoli secondo il proprio metodo di giudizio.
Lo sviluppo delle organizzazione promuove la sfera delle attività funzionalmente razionali, ma non quelle sostanzialmente razionali, spingendo al conformismo e all’incapacità di pensare in modo autonomo.



Il conflitto è un rapporto di potere tra un maggiore (che si trova in posizione di vantaggio) e un minore (che chiede di essere riconosciuto).

Lo scopo della risoluzione del conflitto non deve essere quello di annientare gli avversari, bensì quello di creare anche per loro un posto di uguale valore.Il presupposto per un dialogo autentico è l’equilibrio di potere che deve essere creato con adeguati mezzi non violenti. La propria verità non deve essere imposta come assoluta. Le proprie posizioni devono poter essere messe in discussione criticamente e si deve cercare la verità dell’altra parte.

secondo capitolo-la formazione della società moderna

La storia ha vissuto secoli in cui il mutamento sociale è stato insensibile (società statica) e altri in cui invece questo è stato vertiginoso (società dinamica), in realtà è proprio la velocità di mutamento a variare rendendosi percepibile.
Capitalismo:Marx ha una concezione materialistica e dinamica della società, confronta i bisogni degli uomini e i rapporti tra di loro nella sfera della produzione. I modi di produzione che si succedono nella storia sono quello schiavistico, quello feudale e quello capitalistico; in quest’ultimo i detentori del capitale dominano le forze produttive salariate, cosa che durerà fino a quando il conflitto di classe porterà alla transizione verso un modo successivo, ovvero il comunismo. Secondo Sombart il capitalismo è: un determinato sistema economico con le seguenti caratteristiche: è un’organizzazione economica di scambio (economia monetaria) in cui collaborano, uniti dal mercato (del lavoro e delle merci), due gruppi di popolazione, i proprietari e i lavoratori, dominata dal principio del profitto (finalizzato al reinvestimento) e dal razionalismo economico (mediante tecnologie e procedure contabili).
Agricoltura: In epoca feudale è agita da famiglie contadine dedite al lavoro e da signori fondiari che ne godono la rendita; è estensiva, poco produttiva e poco innovativa. In epoca moderna è invece caratterizza da capitalisti agrari motivati ad introdurre innovazioni e a migliorare la produttività e da salariati nullatenenti estromessi dal possesso della terra.
Commercio: Nasce in epoca feudale stante la sempre maggiore circolazione dei beni e la maggiore richiesta di manufatti e prepara il capitalismo industriale creandone le condizioni in maniera importante, come in Inghilterra tramite il lavoro domestico, o in modo meno visibile, come in Italia. Mercanti e banchieri, accumulando ingenti fortune, si trasformano lentamente in imprenditori ed industriali.
Artigianato:Le corporazioni organizzavano il lavoro artigiano in modo da soddisfare i bisogni di un mercato stabile; quando la domanda di beni si fa più vivace alcuni artigiani ne superano i limiti espandendo la propria attività grazie all’aiuto delle tecnologie e al ricorso a lavoro salariato inaugurando un vero spirito capitalistico.
Imprenditoria:Gli imprenditori sono uomini nuovi provenienti da strati sociali diversi che vogliono fare cose nuove in modi nuovi per espandere il proprio giro d’affari e la propria impresa, mossi dalla molla dell’accumulazione di profitto (poco consona ai ceti aristocratici ed ecclesiastici tradizionali). Il vero capitalismo (non quello speculativo dei banchieri e dei mercanti) è dell’imprenditore razionale orientato al guadagno d’impresa, continuativo e rinnovato per essere reinvestito. Weber dice che alla base dello spirito capitalistico sta una sorta di ascesi mondana di origine calvinista (dogma della predestinazione) per cui l’uomo con le sue azioni non può modificare le decisioni di un Dio onnipotente e deve quindi impegnarsi in attività produttive assidue lontane da ozi e lussi per arrivare alla salvezza eterna. Sono le virtù borghesi di operosità e risparmio nobilitate dal lavoro a formare una nuova classe dominante.
NASCITA DELLO STATO MODERNO. Lo stato feudale aveva una dimensione localistica con relativa debolezza dei poteri centrali e endemica situazione di guerra sfociante in una militarizzazione delle attività e delle spese. Gradatamente si è instaurato un potere sovrano più forte con la legittimazione dell’uso esclusivo della violenza e la nascita di uno stato moderno come regno (con l’eccezione delle città-stato di impronta mercantile). Il processo di pacificazione/unificazione di vaste aree vede la creazione di grandi eserciti, di apparati burocratici e di meccanismi capillari di monopolio fiscale. Lo stato avoca a sé il diritto di battere moneta, di amministrare la giustizia fondando il nucleo centrale del concetto di sovranità in cui il potere da assoluto diventa legittimo (stato di diritto) in cui chi obbedisce lo fa perché convinto che chi comanda abbia il titolo per farlo.
Lo stato di diritto è un’organizzazione politica in cui tutti gli organi dello stato ed ogni loro atto sono vincolati al rispetto della legge; la sovranità popolare si esprime attraverso un parlamento su base elettiva in cui vige il principio della separazione dei poteri.
Le trasformazioni di carattere economico e politico alle origini della società moderna sono causa e conseguenza di altre trasformazioni culturali, le più importanti sono l’individualismo e il razionalismo.
Individualismo è il valore dominante della libertà di autorealizzazione dell’individuo garantito soltanto dall’avvento della società moderna, anche se presente in nuce nell’antichità del pensiero occidentale. L’uomo viene apprezzato per le caratteristiche che lo distinguono dagli altri rendendolo un esemplare unico dotato di uno status acquisito (diverso dallo status ascritto presente alla nascita) in base ai suoi meriti e alle sue capacità. Costui è padrone della sua esistenza, è libero di scegliere il proprio destino, è responsabile delle sue scelte di fronte agli altri e alla sua coscienza; in campo religioso può vivere un rapporto immediato con la divinità, in campo economico può disporre della sua proprietà, in campo politico può esprimere opinioni, associarsi e partecipare alla gestione del potere di governo. Alla base del valore dell’individuo stanno i valori di eguaglianza e libertà, col solo vincolo del rispetto della libertà altrui: alla base dell’individualismo moderno sono i concetti di diritto naturale (originari della specie umana e non concessi da qualcuno) e di contratto sociale (patto stabilito tra uomini liberi che si associano per dar vita a uno stato).
Razionalismo. La ragione diventa solo in epoca moderna un valore sociale dominante: l’uomo è dotato della facoltà di perseguire la ricerca della verità sostituendo alla fede la ragione mediante il processo di razionalizzazione (trasformazione degli ordini sociali) e la razionalità (attributo specifico dell’azione umana). Weber ha centrato i suoi studi sul processo di razionalizzazione; questo ha investito globalmente i sistemi di credenze, le strutture familiari, gli ordinamenti giuridici, politici ed economici. Solo in Occidente il sistema di credenze trascendente ha permesso un approccio alla realtà naturale vista come oggettiva e manipolabile dalla volontà umana grazie alla scienza. Il concetto di razionalità postula che l’uomo è dotato della capacità di agire in modo coerente coi valori che ha scelto e di agire nel modo più efficiente ed efficace per realizzare i fini che si è prefissato.


Il sistema delle corporazioni entra in crisi con l'affermarsi dello spirito del capitalismo;

infatti quando la domanda di mercato si fa più vivace si infrangono i vincoli posti dalle corporazioni.

giovedì 6 dicembre 2007

Primo capitolo-Che cosìè la sociologia

Nel primo capitolo viene presentata la sociologia come scienza sociale che supera i limiti del sapere comune,patrimonio di ognuono per potersi orientare nella vita sociale.

Devo dire che il mio modo di vedere le cose è molto cambiato dopo aver studiato questo capitolo,poichè ben spiega la differenza tra scienza e senso comune,e di conseguenza sarebbe buona cosa non costruirsi idee,ideologie e orientamenti politici soltanto sulle basi di una conoscenza oserei dire striminzita, ossia sulle idee di massa,bensì formarsi su dei dati oggettivi,di esperienza non solo comune,quanto più personale.

Riassumendo:
Sapere sociologico comune: ognuno, per il fatto di nascere e vivere in una società, ha un sapere su come si svolgono i rapporti sociali indispensabile per sopravvivere nella rete delle relazioni in termini di aspettative e comportamenti. Questo sapere ha dei limiti: è legato alla nostra esperienza diretta circoscritta, al presente e all’esperienza altrui talvolta deformata.
Sociologia: scienza sociale; formula interrogativi sulla base di una riflessione teorica e cerca risposte sulla base di informazioni raccolte sistematicamente, senza poter fornire certezze assolute, ma solo relative esposte a critiche e revisioni.
Sociologia (Σ) è lo studio scientifico della società e nasce contemporaneamente alla nascita dello stato nazionale moderno (XIX° secolo) affiancandosi ad una serie di scienze sociali quali l’economia, le scienze politiche, l’antropologia, la psicologia sociale, la filosofia.
La Σ si differenzia da tutte queste mediante :
- Soluzione gerarchica (Comte) in cui le viene assegnato il posto più elevato perché è il risultato finale dell’evoluzione delle conoscenze umane, dalla fisica alle scienze sociali, producendo la sintesi più ampia.
- Soluzione residuale (Runciman) in cui le viene affidato lo studio di tutto ciò che non è o non è ancora oggetto di altre scienze sociali specializzate.
- Soluzione analitica o formale (Simmel) in cui al centro è lo studio delle forme pure di relazione e non l’infinita varietà dei fenomeni sociali; diventa la grammatica e la geometria della società.
Σ definizione tautologica: insieme delle ricerche di coloro che si riconoscono e sono riconosciuti da altri come sociologi, con confini operativi sfumati e mutevoli nel tempo.
Origini:La Σ nasce, come tutte le scienze sociali, per l’avvento di tre rivoluzioni: scientifica (estensione allo studio dell’uomo, della società e della cultura gli stessi principi del metodo scientifico applicato alla natura),( industriale) analisi delle modificazioni indotte dallo sviluppo di società basate su modelli di interrelazione fondati su elementi di tipo economico), francese (studio dei nuovi rapporti tra individui e gruppi sociali dopo la caduta di un ordinamento politico assolutista).
Paradigmi scientifici di Kuhn: assunti di base di natura teorica e metodologica su cui una comunità di scienziati sviluppa un consenso accettato dai suoi membri, con la possibilità che da una pluralità di paradigmi in competizione uno tenda a prevalere.
- Paradigma dell’ordine. L’ordine sociale, prima degli eventi rivoluzionari, appariva assicurato dalla credenza in un potere trascendente religioso o naturale al di fuori della società. Ora invece era in meccanismi o processi interni all’organismo sociale, che fossero semplicemente lo stato (Hobbes, patto di soggezione tra individui) o il mercato (Smith, mano invisibile che regola gli scambi) oppure veri organismi in cui le parti siano interconnesse da una rete di relazioni di dipendenza. Spencer e Comte vedono nelle società un equilibrio dinamico tra le sue parti in competizione tra loro in vista di un ottimale adattamento a un ambiente in trasformazione con meccanismi di differenziazione e di divisione del lavoro. Questa (Simmel) fa in modo che compiti e funzioni siano svolti da organi specializzati all’interno della società; ogni individuo diventa diversificato e necessita di interazioni con gli altri per garantirsi la sopravvivenza. Per Durkheim il vincolo di solidarietà delle società moderne (dove prevale la divisione del lavoro) è interno, organico, fondato su interdipendenze tra funzioni individuali e di gruppo. Per Tonnies invece organica è una società in cui i rapporti sono di intimità e condivisione di valori, mentre la società moderna è una costruzione artificiale e convenzionale composta da individui isolati che perseguono ognuno il proprio interesse rapportandosi solo per scopi utilitaristici.
- Paradigma del conflitto. Marx dice che i rapporti sociali fondamentali si instaurano nella sfera della produzione di beni e servizi generando interessi antagonistici fra i componenti delle classi contrapposte. Weber estende il conflitto dalla lotta di classe, ovvero dalla sfera economica, a vari aspetti sociali, quali la politica, il diritto, la religione, il prestigio: per lui il conflitto è la condizione fisiologica della società, non solo non la disgrega, ma crea strutture istituzionali (gli ordinamenti sociali) che esprimono i rapporti di forza consolidati che regolano i conflitti stessi. Il conflitto genera sia ordine che mutamento: l’ordine è l’assetto temporaneo, il mutamento è la genesi di nuove istituzioni. La società è l’insieme dei conflitti e delle istituzioni che si intrecciano su piani e in sfere diverse.
- Paradigma della struttura. I comportamenti umani si spiegano riconducendoli alle coordinate sociali in cui si manifestano. Ognuno nasce in un mondo sociale preformato di cui assume i valori e le regole seguendo un percorso largamente prevedibile. Durkheim teorizza che la società venga prima degli individui e che i fatti sociali si spieghino solo con altri fatti sociali e non con la personalità degli individui. Esistono sempre spiegazioni strutturali ai comportamenti degli individui. E’ la società che seleziona e forma gli individui a ricoprire ruoli e posizioni sociali.
- Paradigma dell’azione. Weber sostiene che per spiegare i fenomeni sociali bisogna sempre ricondurli ad atteggiamenti e comportamenti individuali di cui bisogna cogliere il significato per l’attore. Principi del paradigma dell’azione sono due: l’individualismo metodologico (i fattori macroscopici vanno ricondotti ad azioni individuali, non si possono imputare azioni ad entità astratte o ad attori collettivi) e le motivazioni dell’attore (ognuno ha un senso intenzionato, una capacità di compiere scelte e dare senso alle proprie azioni nell’ambito dei vincoli contestuali). Il massimo grado di comprensione di un’azione si ha nel caso di azioni razionali, distinte per razionalità strumentale o teleologica e razionalità di valore o assiologica (conforme a scelte valutative operate dall’attore come criterio assoluto di orientamento). L’uomo non è un essere razionale, ma è capace di agire razionalmente, avvicinandosi o discostandosi dal modello dell’azione razionale in base a proprie scelte valutative e motivazionali.
Compatibilità tra paradigmi di struttura e azione: il primo vede nella società l’elemento della costrizione e gli individui come esseri che devono adattarsi alle circostanze imposte; il secondo concede spazio all’attore, che può scegliere diversi corsi di azione, pur vincolati. Le strutture sociali sono aggregati di azioni consolidate nel tempo, modificabili da altre azioni. Esistono effetti non intenzionali, desiderabili o no, che producono strutture istituzionali non volute intenzionalmente, ma che costituiscono un vincolo alle azioni degli individui. I due paradigmi dunque sarebbero incompatibili solo se estremizzati (condizionamento deterministico dei comportamenti umani da parte della struttura sociale o individuo attore svincolato dall’esterno).
Teoria: corpus di concetti generalizzati, logicamente interdipendenti, dotati di un riferimento empirico. Molte teorie sono così astratte da non consentire traduzioni empiriche osservabili e misurabili, se non per singole proposizioni da essa ricavate. Una teoria è empiricamente rilevante se da essa si possono ricavare congetture passibili di confutazione. Il campo della Σ deve quindi orientarsi verso teorie di medio raggio, il cui ambito di applicazione si limiti a fenomeni specifici entro coordinate spazio-temporali definite.
Le ricerche possono essere descrittive (su opinioni o atteggiamenti, con minima rilevanza teorica) o esplicative (verifica di un’ipotesi teorica tra variabili dipendenti e indipendenti) spesso in relazione o successione. La teoria alimenta la ricerca, la quale retroagisce sulla teoria ponendole nuovi interrogativi. La teoria senza ricerca empirica è vuota, la ricerca senza teoria è cieca.

Considerato uno dei fondatori della sociologia, Emile Durkheim affrontò lo studio della società e dei gruppi sociali avvalendosi di metodi scientifici; sostenne che gli individui sono il prodotto di forze sociali complesse e devono essere studiati nel contesto della società di appartenenza. Durkheim sottolineò inoltre come la mancata integrazione degli individui nella società sia una delle cause fondamentali del suicidio.

sabato 24 novembre 2007

E' davvero una sensazione particolare; osservare la società con occhi diversi.
Da quando mi sto appassionando alla prospettiva sociologica qualcosa in me stessa è cambiato,mi sento più operante,più curiosa,ogni scusa è buona per osservare...
Guardo la gente per strada e conto...diade,triade...osservo...gruppo primario,secondario,interazione diretta,indiretta...guardo la società che cammina e si muove,ed è bello poter interpretare, in un certo senso,...è un gioco bellissimo!
Anche il mio modo di pensare e di ragionare sta cambiando,man mano i vari pregiudizi che avevo stanno affievolendo,perchè sto imparando a non costruire l'altro secondo il mio modello di vita.
E pensare che questa facoltà era stata inizialmente un'alternativa,ma la sociologia non è un'alternativa,e sta diventando una parte importante della mia vita.

La sociologia


La sociologia è una scienza emersa nel XIX secolo come risposta accademica ai cambiamenti della modernità: quanto più il mondo diventava piccolo ed integrato, tanto più l'esperienza delle persone del mondo diveniva parcellizzata e dispersiva. I sociologi speravano non solo di capire che cosa univa i gruppi sociali, ma anche di sviluppare un "antidoto" alla disgregazione sociale.
Oggi i sociologi indirizzano la ricerca su aspetti macrostrutturali, come
sistema sociale, funzione, classe sociale, genere ed istituzioni come la famiglia; sulla devianza o la rottura di strutture sociali (quali possono ad esempio essere il crimine rispetto al sistema di valori prevalente ed il divorzio per la famiglia); si interessano parallelamente di microprocessi come le interazioni personali.
Spesso i sociologi utilizzano
metodi quantitativi nella ricerca sociale per descrivere le relazioni sociali mediante modelli e sviluppare schemi interpretativi che possano aiutare a prevedere i cambiamenti sociali e le risposte a essi. Altre branche della sociologia ritengono che i metodi qualitativi, come interviste tematiche, gruppi di discussione e metodi etnografici, permettano una migliore comprensione dei processi sociali.

SociologicaMENTE

« La società è come un'onda. L'onda si muove in avanti, ma resta immobile la massa d'acqua di cui essa è composta. La stessa particella non s'innalza dal fondo fino alla cima. La sua unità è solo fenomenica. »
(
Ralph Waldo Emerson, Fiducia in se stessi)